Io dico che congelo. Congelo tutto. Anche la mia anima. Speriamo solo e speriamo vivamente, che non vada mai via la luce…

4 Novembre 2012 ore 3:44

Quando sei ragazzina, la cosa che preme di più a tutte le persone che ti sono intorno (parenti, fidanzati, amici) è sapere se sei o non sei più vergine.

“Mh… Ma che gliene fregherà mai a tutti quanti?”

Comunque sia, vieni su con un grande orgoglio per la tua verginità.

“Sono vergine, sono vergine, sono vergine…”

Poi succede il fattaccio e… ops!

“Ciao a tutti, sono una donna nuova!” (con orrore, timore e paura infinita da parte dei genitori)

E si passa nella fase della vita in cui ci sono i fidanzati.

“Ahhhhhh!!!! MI raccomando! Stai attenta a non rimanere incinta!!! Usa il preservativo! Stai attenta a non prendere malattie!!!”

Si gioca a cercarli, cambiarli e a mostrare tutto il meglio di noi stessi (chi se ne frega dei genitori!).

E finalmente arriva il marito.
E con il marito si affrontano nuovi passi.

“Lo facciamo o non lo facciamo un figlio? Si o no? Si o no? Dai si prova?”
“Ma si via facciamolo! Vediamo cosa succede!”

Eccoci, ci siamo.
Siamo saltati dall’importanza della verginità all’importanza della fertilità.
In età adulta non gliene frega più niente a nessuno quando o come tu abbia perso la tua verginità.
Adesso tutti vogliono sapere e scoprire quanta fertilità c’è in te (o in tuo marito, ma di solito la si cerca sempre più nelle donne).

“Sono fertile! Sono fertile! Sono incinta, vedrai che se non ero fertile, non restavo incinta…”

Nasce un bambino.
Che bellezza, dare la vita a qualcuno!
Ora tutti stanno ad osservare quanto tu sia capace di fare la mamma.
In tutto questo rientra anche l’essere in grado di allattare e dare nutrimento al proprio figlio.
E giù con i consigli… (sinceramente vorresti sparare a tutti, ma ti trattieni, solo per carineria)

Poi, poi, poi, non si sa perchè, non riesce a nascere un secondo bambino.

“E’ colpa tua!”
“No è colpa tua!”
“No, tua!”

E giù con i sensi di colpa.
La crisi inizia a farsi sentire, sempre più provocatoriamente.

Visto che i problemi della vita non bastano mai e non finiscono mai, ci si mette nel mezzo anche la malattia.
Una pesante malattia, che colpisce la donna.
Bene.
Per guarire da questa malattia bisogna rinunciare.

“Rinunciare? A cosa???”

Bisogna permettere ai medici di uccidere tutto ciò che c’è di vivo dentro di te.
Di uccidere tutte le famose cellule maligne che “forse” se ne sono andate a giro per l’organismo.
“Forse”.
In realtà non si sa.
Potrebbero anche non essere andate a giro.
Ma la medicina ancora non riesce a prevedere il futuro.
A questo livello non è ancora arrivata.
Fanculo.

“Insomma, ma in poche parole che devo fare?”

Lasciare che la medicina abbia il sopravvento su di te, senza discutere.

“In fin dei conti un figlio ce l’hai già. Ma che pretendi dalla vita? Ora ti devi curare. E non devi pensare ad altro.”
(peccato che mi abbiano fatto questo discorso in due, due dottori, ed entrambi mi abbiano preventivamente detto di avere 3 figli)

“Io non devo pensare ad altro? O siete voi che volete che io non pensi ad altro, in modo da far girare l’economia delle aziende farmaceutiche e continuare ad avere stipendi oltre il pensabile? Inoltre, quanto cazzo di percentuale avete di salvarmi veramente la vita? O le vostre statistiche dicono solo che seguendo una certa terapia, FORSE, ne esco viva? Ditemi, “VIVA” è la parola giusta???”

Bene, torniamo in noi.
Perchè noi siamo esseri umani, deboli di fronte alla medicina, e succubi dei medici che ci dicono di fare questo o fare quest’altra cosa.
Allora, qui bisogna rinunciare alla propria fertilità.
Ma come, si passa volutamente a una nuova fase della vita, dove non esistono più le parole verginità e fertilità?
Non sono d’accordo. Per niente.

E allora che si fa?
Mentre ci si pensa, si congela tutto.

“L’invenzione della macchina frigorifera, è avvenuta ed è stata brevettata nel 1851 dall’americano John Gorrie e poi nel 1915 da Albert Einstein, successivamente perfezionata dal tedesco Windhausen, dall’inglese Reece e dal francese Tellier.” (fonte, Wikipedia)

Grazie signori Gorrie, Einstein, Windhausen, Reece, Tellier.
Vi ringrazio infinitamente.
Se riuscirò ad avere un altro figlio cercherò di dargli almeno uno dei vostri nomi tanto illustri.

Ebbene, si.
La decisione è se congelare o non congelare parte della mia vita, sperando di avere un nuovo futuro di mamma.
Bè, voi che fareste se vi dessero anche solo una piccola possibilità di procreare, senza possedere più il dono della fertilità?
Io dico che congelo.
Congelo tutto.
Anche la mia anima.
Così fra qualche anno me la ritrovo più giovane.

Speriamo solo, e speriamo vivamente, che non vada mai via la luce…
Fanculo mondo.

Ghiacciaia

Ghiacciaia

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Categorie: Verginità, fertilità, infertilità, inverginità | Lascia un commento

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