La maledizione dei dicembre

Sembra strano, ma è vero.
I mesi che compongono i miei anni, ultimamente, girano ciclici.
La “sfiga”, protagonista principale della mia vita, trova il suo culmine, nel mese di dicembre (anche se ci prova costantemente a intaccare tutti i mesi precedenti).

Ho vissuto 15 anni insieme a un africano dell’Africa nera, uno di quelli nati vicino all’equatore, dove il cervello bolle dal caldo e dall’umidità che fa, e credo di essere arrivata al punto in cui non mi lascio stupire più da niente.

Ho ascoltato storie come quella della “bara che balla” durante il trasporto al cimitero perché il morto vuol far sapere ai familiari che non è deceduto per cause naturali, ma qualcuno lo ha ucciso.
Ho vissuto credenze, come la “piroga che oscilla sull’acqua” perché gli spiriti non vogliono che tu attraversi quel lago in quel momento.
Ho sentito parlare di stregoni, imputati di aver fatto un rito wodoo talmente forte, da portare quasi alla morte psicologica la persona, che ha avuto come unica soluzione quella di “capire chi fosse il mandante del maleficio” e “pagare lo stregone”, pur di far sciogliere la congettura su di lui.

A tutto questo ho sempre risposto che “io sono italiana e mi piace stare ad ascoltarvi”, “non penserò mai che state dicendo una cosa fuori dal normale” ma voi “non potete pretendere che io ci creda”.
Anche se mi continuate a dire che i riti wodoo degli stregoni africani raggiungono il destinatario in qualunque parte del mondo si trovi.

Ma torniamo ai miei sfigatissimi mesi di dicembre.
A un certo punto della mia esistenza, dopo una calma abbastanza piatta e direi anche abbastanza noiosa, sono cominciate a succedere cose dell’altro mondo.

Dicembre 2009 – l’inizio di tutto
In un solo mese della mia vita,
sono riuscita a vivere 4 episodi estremamente tragici.
Un aborto indotto al quinto mese di gravidanza con certificazione medica paragonabile alla pazzia, la perdita del lavoro che avevo ormai da 8 anni, la caduta economica della famiglia che avevo creato, la morte del mio cane di quasi 13 anni.

Bene.
Potremmo dire che tutto questo ci basta.
E invece, non vogliamo farci mancare niente.

Dicembre 2010
Il nuovo lavoro che avevo trovato, si risolve in un “ci piacerebbe, ma non possiamo tenerti. Ciao”.

Dicembre 2012
Si scatena l’apoteosi.
Scopro di avere due tumori al seno.
Una “pallina” discretamente grande e una serie di cazzutissimi “micronoduli” sparsi per tutto il seno.
Operazione, chemioterapia, addio ai capelli, metabolismo bloccato, un sacco di chili in più.
Dulcis in fundo, il mio caro marito mi molla prima dell’inizio della chemioterapia.

Dicembre 2015
Il mio compagno e mio migliore amico di sempre, che ha riso e sofferto con me, guardandomi negli occhi nei peggiori momenti della mia vita, con la più assoluta sincerità e un amore infinito, decide che non vuole essere più “nulla” per me dopo due anni e mezzo di storia vissuta insieme e mi molla alle soglie di Natale, scomparendo nella nebbia.
(Quello che fondamentalmente mi preoccupa adesso, è che oggi è solo il 5 dicembre e per arrivare a gennaio mancano ancora 26 giorni e purtroppo so che non c’è mai fine al peggio…)

Ora, io non crederò ai riti wodoo degli africani, ma forse forse, al malocchio dei napoletani potrei iniziare a crederci, non pensate?

Vi prego!!! Datemi una cura contro la sfiga.
🙂 peace & love

Cecilia Lascialfari

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