La ricerca della propria felicità non sta nel fare tutti le stesse identiche cose. Sta nel fare ciò che ci fa stare bene.

Care mamme,
volevo dirvi che siete delle grandi donne e che non dovete sentirvi umiliate in nessun modo, soltanto perchè avete deciso di condividere la vostra “personale vita” con vostro figlio.
Siete riuscite in un’impresa per molti impossibile, quella di mettere voi stesse da parte per un po’ di tempo.
State dimostrando di avere una grande dote, quella dell’umiltà.

Questo post è dedicato a tutte voi che non riuscite a fare niente altro che stare dietro ai vostri figli, che confrontandovi con amiche/amici che non ne hanno, avvertite un brivido di disagio, vi sentite fuori luogo e diventate vulnerabili ascoltando le loro “libere” parole.
Non pensare più “solo” a voi stesse non è una colpa (come invece qualcuno vi vuol far credere).

Questo post è dedicato a tutte voi che non riuscite più a leggere un libro che vi piace e a tutte voi che andate al cinema solo per vedere i cartoni animati che piacciono ai vostri figli.

E’ dedicato a tutte voi che la sera quando rientrate in casa, vi spogliate con la mano destra, mentre con la sinistra mettete sul fuoco l’acqua per la pasta, distendete la tovaglia con il braccio, vi togliete la scarpa con l’altro piede, vi sganciate il reggiseno e infilate il pigiama contemporaneamente.

E’ dedicato a voi che prima di riuscire a sedervi dopo una giornata di lavoro, cucinate, date da mangiare a tutta la famiglia, fate la lavatrice, la lavapiatti, stendete i panni, mettete via le stoviglie, pulite tutto e mettete vostro figlio a letto.

E’ dedicato a voi che vivete in casa con un uomo che preferisce stare al computer o alla televisione, piuttosto che girarsi e guardarvi nell’infinita bellezza del vostro essere madre.

E’ dedicato a tutte voi che non riuscite più ad avere quella linea perfetta di un tempo e a tutte voi che venite chiamate “Signora” dalla ragazzina dietro la cassa del negozio, quando ancora questa definizione non ve la sentite proprio per niente addosso.

La ricerca della propria felicità non sta nel fare tutti le stesse identiche cose. Sta nel fare ciò che ci fa stare bene.

Se non riesci a sistemare la camera, se non riesci a finire di imbiancare la cucina, se non riesci a rimetterti a dipingere, se non riesci più a fare le cose che facevi prima, chiediti cosa invece riesci a fare.
E guardati intorno.
Anzi guarda davanti a te, quella creatura che stai aiutando a fare i compiti, a cui stai insegnando a vestirsi, a cui stai spiegando che non deve soffrire per chi non se lo merita, che stai consolando per il dolore di quell’abbandono.
Quel figlio che stai osservando mentre fa il bagno e butta tutta l’acqua possibile e inimmaginabile fuori dalla vasca, mentre tu cerchi disperatamente di asciugare, accompagnata dalla speciale colonna sonora delle sue felici risate.

Cara mamma, sentiti orgogliosa di quello che sei diventata.
Sentiti orgogliosa di quello che stai facendo.
Non farti umiliare da chi ti dice che non hai più accortezze per te stessa.

La vita è movimento e tu lo sai bene. Stai correndo, inseguendo il tempo.
Tu stai facendo crescere tuo figlio.

Arriverà il momento in cui la tua creatura diventerà grande.
E non avrà più bisogno che tu gli metta i calzini.
A quel punto, se vorrai, potrai riprendere le fila di quello che hai messo in stand-by in questi anni.
Il sospendere le attenzioni verso te stessa, a favore di tuo figlio, non è un annullamento.
Tu sei nella posizione di “trasmissione”.
Sei connessa a tuo figlio.
Gli stai trasmettendo energia, sapere, concentrazione, potere.
Stai dando a lui tutte le risorse che possiedi.
E gliele dai senza chiedere niente in cambio.
Non sai se ti tornerà mai indietro qualcosa.
Ma sei sicura di fare la cosa giusta.
Tu sei madre, devota a tuo figlio.
Dai, senza chiedere niente.

Vivi camminando continuamente sul filo sospeso sul baratro.
E sulle spalle porti tuo figlio, mentre cerchi di mantenere l’equilibrio di entrambi e passo dopo passo gli spieghi come deve muoversi o come non deve sbilanciarsi, per non cadere di sotto.

Come può capire quello che provi, chi non ha figli?
Cosa puoi spiegare a chi decide di non voler condividere la sua vita con nessun altro tranne che con sè stesso? Quale obiettivo riuscirà mai a raggiungere una persona che non ha umiltà nel suo animo?
Noi non bastiamo mai a noi stessi.
Siamo creature nate per condividere.
La nostra anima, il nostro corpo, la nostra essenza.
Diventiamo potenti insieme.
Unirsi a un uomo.
Dar vita a un bambino.
Continuare a essere donna.

Cara mamma, hai goduto della tua vita e stai godendo della vita della tua creatura.
Decidere di avere o adottare un figlio è la massima potenza a cui può aspirare l’animo umano.
Significa aver raggiunto i propri obiettivi ed essere pronti a dedicare la propria vita a un altro essere umano.

Significa tanto cara mamma, non te lo scordare.
Non hai niente da invidiare a nessuno, tranne che a te stessa, per quello che sei riuscita a fare e ottenere dalla vita, con la tua tenace caparbietà.

Guarda tuo figlio.
Tra poco sarà grande.
E questi tuoi anni dedicati a lui, saranno un ricordo indelebile.
Saranno le basi della tua maturità.
E anche della sua.

Cara mamma, ricordati di amarti alla follia, per riuscire ad amare ogni giorno di più, come stai facendo da sempre, la creatura che hai messo al mondo.

Grazie per essere la mamma che sei.
Tuo figlio, non potrà fare altro che dedicarti la sua vita.
E se l’uomo che hai accanto, non arriva a capirlo, non importa.
Quando sarà solo, l’unica persona da cui correrà e da cui finché potrà si rifugerà, sarà la sua mamma.

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