Come stai?

Come sto? Di merda.
Sufficiente come risposta?
Ah, no devo anche essere carina.
Come sto?
Bene, benissimo. Mai stata meglio. Cazzone. :)

La malattia, quello che mi ha portato via e quello che mi ha fatto capire.

Ho sempre creduto che gli adulti fossero forti.
Capaci di resistere agli eventi della vita.
Perfino alla morte.
E l’ho creduto fino a che non ho visto la morte in faccia.

A un certo punto della mia vita mi sono ammalata di una malattia che ti porta via.
Ed ho scoperto che nessuno oltre a noi stessi può sopportare quel dolore.
Nessuna persona che hai vicino può sopportare la sofferenza della persona che ama, che questa sia amica, parente, figlia, conoscente, amante, moglie, fidanzata.
Ci sono prove che uno deve superare da solo.
Ed è incredibile perché nessuno pensa mai che riuscirà a superare quella prova.
Ma quando sei tu e te la devi vedere con te stesso, non puoi scappare.
E le persone che hai vicino non hanno più peso.

Hai paura, una fottuitissima paura.
Arraffi tutto senza pensare.
Accumuli energie dalle persone, più che puoi.
Perché hai paura.
Chiedi.
Non fai altro che chiedere che le altre persone ti diano un po’ della loro aria, un po’ della loro vita, un po’ della loro speranza.
E non ti interessa se le fai soffrire. Non ti interessa di quello che resta di loro. Tu stai morendo.
E’ inconsapevole quello che fai. Non lo vedi. Non te ne rendi conto.
Il male che fai agli altri è sempre minore di quello che provi tu dentro di te.

Ma gli altri sono solo una scusa. Tu hai paura, una fottutissima paura di non farcela.
E solo l’amore puro, quello vero quello di un genitore, di un fratello, di un bambino, supera la prova.
L’amore per un compagno, se tu lo permetti, può farcela ma spesso non ce la fa.
L’amicizia non ce la fa.
E tu piano piano, e a volte molto velocemente, vai all’inferno.

E’ strano. Tu scendi le scale verso l’inferno e le persone ti seguono.
Si chiedono dove vai, ti osservano, sono curiose.
Pian piano però si fermano.
E tu continui a scendere. Senza voltarti.
E loro da tante che erano diventano poche.
E tu continui a scendere e non ti interessa di quanti vengono giù con te.
Quando arrivi al centro dell’inferno, non c’è più nessuno.
Solo tu. E davanti a te la morte. In un combattimento all’ultimo sangue.
Che come rappresentò perfettamente Ingmar Bergman ne “Il settimo sigillo”, si svolge con una partita a scacchi, nel mio caso su un ring.

All’inferno è buio.
Non vedi niente. Sei solo. Ti senti solo. E vuoi essere solo.
La sofferenza che provi, credi che ti ucciderà.
Ma non succede mai così.
Non è mai la sofferenza ad ucciderti.
Nello stesso modo in cui tu non puoi impedire al sole di sorgere alto nel cielo.
E l’inferno, ti sfida. Sfida la tua capacità di resistenza. E tu, scopri, che hai una resistenza infinita.
Non ti arrendi mai. Ma non lo sapevi. Non ne eri consapevole fino a quel momento.
Ed è lì che inizi a combattere. Quando ormai tutto è perduto, quando ormai sai che non ce la farai, quando stai per mollare tutto, ti accorgi di quanto sei stato forte a resistere e la tua testa si rialza.
Non stai più piegato su te stesso a prendere bastonate dalla morte.
Adesso la guardi in faccia la morte. Non hai paura di combattere.
Anche a mani nude.

Le tue mani, che hanno fatto mille cose nella loro vita, adesso ti danno la forza per alzarti.
Sarebbe bello avere un amico che ti para le spalle. Ma questo non è possibile.
Nessuno è sceso fino a lì con te.
Nemmeno se l’amore che prova per te è il più grande del mondo.
Non gliel’hai permesso. Ed ha avuto paura.

Anche la tua famiglia resta sugli spalti a guardare. Si, certo, quelli più bassi, i più vicini a te.
Ma neanche loro possono combattere per te.

Credevo di dovermi arrabbiare con chi non è salito sul ring con me.
In fin dei conti non ho mai imparato a giocare a scacchi.
Figuriamoci se mi sarei mai immaginata di dover sfidare la morte a questo gioco.
Ma nessuno può salire sul ring con te.

Chi ti sta vicino, può essere spettatore di quell’incontro.
Sei tu a decidere dove vuoi mettere gli altri all’interno della tua vita.
E a te non interessa neanche se ci sono. L’importante è che stiano fuori dalla tua lotta.
Tu devi combattere da solo.
Questo è l’unico momento della tua vita in cui nessuno potrà cambiare le tue decisioni.

E tu, che sei spettatore, puoi solo restare lì, senza decidere dove stare.
Non è la tua vita. Non sei il protagonista.
Il tuo spazio è dove chi combatte, decide di metterti.
Quello è il tuo posto in platea. Il migliore posto tra i più vicini, ma in platea.
Puoi accettare. O puoi scappare.
Con me sono scappati, quasi tutti.

E poi Ceci, che succede?
E poi.
E poi tu vinci.
Tu vinci sempre. Anche se muori.
Perché hai combattuto. Perché hai scoperto di essere forte.
Perché hai amato te stesso. Hai sofferto con te stesso.
Ti sei racchiuso dentro di te e hai dato a te stesso tutto quello di cui avevi bisogno.
Tu vinci. Sarai sempre vincitore.

E se non muori, e torni alla vita, allora potrai capire.
La concentrazione su di te si scioglierà piano piano e darà possibilità ad altre persone di entrare dalla porta che hai lasciato socchiusa.
E sarai tu a scegliere chi potrà entrare.
Magari farai di nuovo entrare qualcuno che è rimasto sulla porta, qualcuno che era sicuro che quella porta si sarebbe riaperta e che tu saresti uscito vincitore. Perché tu gli hai detto di andare nel mondo a vedere quanto è grande e tornare a raccontartelo. E se tornerà, la porta sarà aperta.

Io avrei voluto che le persone restassero.
E ho odiato quelle che se ne sono andate.
E quelle che se ne sono andate, non sono più tornate.
Nessuno è rimasto fuori dalla porta ad aspettare.

Ma io ho vinto comunque.
E adesso, cari miei, per entrare, bisogna bussare.

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Categorie: Come stai?, La malattia, La Malattia quello che mi ha portato via e quello che mi ha fatto capire, Non vi ho detto com'è andata a finire... | 1 commento

Caro chirurgo, ti voglio bene.

Le tecniche chirurgiche non sono più come cinquant’anni fa.
Adesso si opera a ‘tappe’.
In fin dei conti è un po’ come giocare con Carlo Conti su Rai Uno: se sbagli si dimezza il premio.
Qui si dimezzano i pezzi di me.
Che il plotone da combattimento sia chiamato a raccolta.
Ho bisogno di voi la prossima settimana.
Caro chirurgo, ti voglio bene.
(No, penso tu sia un grande uomo sul serio. Hai anche un bellissimo nome. Ma se decidessi di smettere di tagliare, sarei un po’ più felice).

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Categorie: Come stai?, I Chirurghi, Le tappe dell'operazione | 1 commento

Domani è il mio giorno.

Domani è il mio giorno.
Quello delle risposte.
Sarebbe meglio se domani restassi a letto e non mi alzassi proprio… Ma non si può.
Fanculo, va.

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Ridotta in uno stato di merda

Ridotta in uno stato (mentale) di merda.

Altre parole non le ho.
Questi sono gli alti e bassi della vita.

Evviva.

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Categorie: Come stai? | 2 commenti

Vesia e anche Vanesia!

I buoni propositi per il prossimo anno sono:
ascoltare e cercare di esaudire i MIEI desideri.
Quando si dice che bisogna dare ossigeno al cervello e alle cellule del corpo non si intende solo fare ginnastica.
Ma fare anche cose che ti fanno stare bene.
Per me.
E se la mamma è felice, il mio bambino può solo rispecchiarsi nel mio stare bene.
🙂
Vesia e anche Vanesia!

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Peace & Love.

Ogni volta, ogni singola volta che ho detto a me stessa, che una certa cosa non mi sarebbe mai capitata, o che non faceva per me, mi sono trovata protagonista.

Adesso sto in silenzio.
E osservo.
Non disprezzo più niente.
E sono pronta a reagire al meglio a tutto ciò che mi capita.
🙂
Peace & Love.

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Gentilissimi COGLIONI

Gentilissimi COGLIONI,
Vi ringrazierei veramente tanto se invece di pensare e farmi notare che io sono ‘malata’, VI guardaste allo specchio e VI accorgeste di essere delle emerite teste di cazzo con un cervello piccino come la merdina secca della capretta di Heidi!
Ecco.

Oltretutto ‘malata’ non lo sono più!
Sapete? Ci si opera e poi si guarisce! Wuuuu!!!
Roba dell’altro mondo!!!
Andate a studiare un po’ va!
E sappiate che una delle frasi più famose del mio chirurgo è stata:
‘Non arriva nessuno a 80 anni senza aver avuto un tumore’.
Io ho già dato…

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La vecchina di 92 anni e gli auguri di buon anno…

Non vedevo la mia vicina di casa, una vecchietta di 92 anni da settembre, quando ho scoperto di avere un tumore al seno.
Sapevo che lei aveva sofferto molto per una figlia morta proprio di questo male in un’età abbastanza giovane e non volevo mandarla nel panico.
Per cui l’ho accuratamente e gentilmente, cercata di evitare (tipo aprire la porta con le chiavi senza accendere la luce… non prendere l’ascensore ma salire le scale a piedi per evitare di fare troppo rumore… entrare in casa furtivamente per non vederla subito dopo far capolino dalla porta…).
Insomma per circa quattro mesi, non l’ho incontrata (anche perché sono stata in ospedale e bla bla bla)
Stamani mi sono voluta fermare per spiegarle il motivo per cui non mi incontrava più da tempo.
Mi siedo in cucina con lei, e le racconto la mia storia.
Lei ascolta attenta come una ragazzina di 20 anni e commenta con testa e pensieri lucidissimi.
A un certo punto mi guarda e mi dice: ‘mi dispiace tanto… ma dove c’è l’avevi di preciso? Al seno?… Ah! E ora ve lo rifanno subito???’
Io rispondo: ‘Si, al seno… e si, me l’hanno rifatto subito… Vedi?’
E le mostro le mie poppe sotto il giubbotto.
E lei: ‘ah, be’ cominciano sempre da li e poi si spostano da tutte le altre parti! Ma oramai non si muore più! Almeno dicono così! Via buon anno!!!’

Me ne sono uscita da quella casa domandandomi il motivo per cui ci ero entrata…
Nel frattempo ho cercato di toccarmi le palle… ma non le ho trovate!!!

Certo che sono proprio scema… Mi sono rifatta le poppe ora, oh come faccio ad avere le palle???
Mica sono un travestito!
Via su chiudiamo in bellezza questo magnifico anno…
Buon anno a tutti!!!
Ciao!
🎉😊😃🌟✨👍✌🍀🔝

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Buon Natale e Buon Anno

Sono riusciti a portarmi a passare il Natale in campagna… connessione sotto i piedi… nebbia a non finire… freddo più che sufficiente…
La cosa importante è che sto meglio 🙂
Babbo Natale quando arriva resterà di stucco! Di sicuro non si immagina di trovarmi con le poppe identiche a prima!
Via, vi faccio anche gli auguri di Buon Natale adesso, perché in questo momento sono in un punto dove c’è rete… più tardi nn so… Auguri di Buon Natale e Buon Anno a tutti, belli e brutti!!!

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‘Casanova’ è volato via dopo 18 giorni

Come sto?
Il mio chirurgo preferito (perché professionalissimo e bravissimo) oggi mi ha ridato vita.
E ha aggiunto che ho anche un bel sorriso 😊
‘Casanova’ non sarà con me a Natale… Adieu mon ami’!
Sei stato uno dei pochi a mantenere la parola e non abbandonarmi neanche un secondo in questa avventura…
Bon voyage. ✈

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