Frasi corte

Belle ma corte.
E io le riunisco sotto un unico nome “Frasi corte”.
Belle ma corte.

Imparare a convivere con i fantasmi.

Serate come questa non sono delle migliori… Streghe, maghi e sirene di tutto il mondo, unitevi e fate una magia per il mio dolore…
(Ah, giusto posso prendere una bustina di Tachidol!)
Non vi lamentate di come siete.
Pensate che domani queste parti di voi stessi che vi fanno discutere, potreste per qualche motivo, non averle più.
E allora dovrete imparare a convivere con i fantasmi.

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Datemi una bacchetta magica… Oppure datemi il bosone di Higgs!

Datemi una bacchetta magica, la lampada di Aladino, carta e penna per scrivere la lettera a Babbo Natale e una persona che mi ami non per parvenza, o perchè gli faccio pena, ma perché trova in me una persona interessante (maturità o immaturità legate all’età e al momento, comprese).
Oppure datemi il bosone di Higgs, (la particella di Dio) che me lo faccio su misura per me.
Buongiorno mondo! 🙂

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Una magnifica presenza

Tutti noi abbiamo bisogno di una presenza, una magnifica presenza.
Soprattutto nei momenti più difficili della nostra vita.
Soltanto dopo esser diventati forti ci rendiamo conto che non ci serviva a niente dare così tanta importanza a questa presenza.
Bastava soltanto credere in sé stessi.

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I miei amuleti

Stare in ospedale è impegnativo.
Mi son portata 3 libri, 2 film, un lettore mp3, l’iPhone, un quaderno per disegnare… e volete sapere cosa ho fatto oggi?
Tante tante tante, passeggiatine.
Si rinizia da zero e si ricomincia pian piano a conquistare le tappe che ti separano dalla tua solita ‘normalità’.
E anche riuscire a percorrere i tre metri che ti dividono dal bagno con le tue gambe, senza svenire a metà strada, è una grande conquista.
Sono svenuta in media tre volte al giorno fino a ieri (mercoledì 5 dicembre, tre giorni dopo l’operazione).
Emoglobina sotto i piedi.
Incredulità dei medici per una reazione fisica del genere a un intervento non così esagerato, come quello che ho subito io.
Ogni cosa che ho portato con me qui al letto numero 3 del padiglione 8b delle cliniche chirurgiche, è un piccolo amuleto.

Ecco i libri:
‘Hack! Come io vedo il mondo.’ di Margherita Hack, Barbera Editore.
L’ho comprato per me, perché trovo affascinante scoprire la vita di personaggi che non hanno mai guardato la vita nella sua estetica o superstizione, ma solo per la realtà dei fatti.

‘9 algoritmi che hanno cambiato il futuro’ di John Mac Cormick, Apogeo.
Mi ha interessato subito per l’aspetto da nerd del web che mi lanciava questo libro quando l’ho visto in libreria a Milano. L’ho voluto e l’ho fatto mio.

‘Ebano’ di Ryszard Kapuscinski, Universale Economica Feltrinelli.
Questo libro me lo hanno regalato per caso, pochi giorni prima dell’intervento. La sua funzione di amuleto è diventata fortissima.

Ecco i film:
‘The Social Network’ sulla storia di Mark Zuckerberg
Mi affascinano le storie semplici, con personaggi che coltivano le loro passioni che diventano sogni reali.
La storia di Zuckerberg mi affascina molto.

‘7 days in Havana’ questo film fu consigliato in rete da una persona molto appassionata di cinema e non mi sono persa l’occasione di scaricarmelo e guardarlo.
Concordo sul fatto che è molto bello.

Il lettore mp3 è una bella storia.
Quando ho saputo che dovevo andare in ospedale ho pensato che avrei dovuto avere un lettore mp3 per ascoltare la musica. Ho parlato di questa cosa con alcune persone che avevo vicino e una di queste mi ha stupito.
Mi ha trovato un lettore mp3 in prestito, pieno di musica. 8 giga!!! Ho passato tutta la notte dopo l’operazione a drogarmi di musica nel tentativo di confondere il mio cervello che fosse quello l’anestetico che non mi faceva sentire il dolore. Ha funzionato.

L’iPhone.
Capitolo a parte.
La mia connessione con il mondo.
La linfa che mi ha aiutato a tenere su il morale per tutto il tempo.
È qua che ho salvato i film, e un po’ di musica, con il quale mi connetto alla rete, su Facebook, al blog e riesco ad aggiornare i miei mille profili e comunicare con le tante persone che mi hanno sostenuto in questo periodo.

Il quaderno per gli schizzi.
Disegni immaginati che mi riportano a sensazioni belle.
🙂

Vorrei avere il tempo di usare tutto quello che ho portato con me in ospedale, ma per fortuna me ne andrò prima di aver letto tutti e tre i lbri o di aver ascoltato tutti gli 8 giga di musica.
A questi oggetti ho voluto dare un significato particolare che mi ha aiutato in questa situazione.
Significati legati a ricordi, a persone, ad affetti.
E chi ne è protagonista non può non riconoscersi nelle loro descrizioni.

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Mi sento stupida.

Mi sento stupida.
Stupida per essermi giocata una poppa.
Stupida per non essermi accorta che mi dovevo fermare.
Stupida per non essermi fermata.
Sapevo che il mio corpo non ce l’avrebbe fatta a reggere tutto il peso che portavo ormai da 4 anni.
E sapevo che prima o poi sarebbe successo qualcosa.
I segnali che manda il corpo vanno ascoltati.
Sapevo che il mio corpo mi avrebbe fermato, e mi avrebbe detto: ‘ehi, Cecilia, che cazzo stai facendo?’
Ma sono andata avanti convinta che sopportare e fare sempre di più, fosse la cosa migliore che potevo fare.
Per me. Per la mia vita. Per il mio bambino. Per la mia famiglia.
Per il mio futuro.
E invece no! Cazzo, no!
La perfezione non è di questo mondo.
Perché inseguirla fino ad ammalarsi e farsi tagliare pezzo per pezzo parti di se’?
No. Bisogna sbagliare.
È giusto. È umano sbagliare.
SBAGLIARE è la cosa migliore che uno possa fare per sé stesso.
Sbagliando si impara.
La perfezione va inseguita perché è bella e ci da modo di prefiggerci obiettivi lontani.
Ma non va raggiunta.
Ci si deve solo avvicinare, perché se la raggiungi ti bruci.
Ecco, io ho fatto proprio questo.
Mi sono bruciata.
Mi sono giocata una poppa.
Ma adesso mi devo fermare.
Devo riflettere.
Bisogna capire perché.
E qual è la causa certa del male provocato a me stessa.
E cambiare qualcosa nella propria vita.
Fare scelte diverse.
Rivedere gli obiettivi.
E smettere di piangere e riappropriarsi del proprio corpo che adesso è un po’ meno di carne e un po’ più artificiale.
E bisogna farlo diventare parte di se’.
E non scordarsi mai di niente.
E ricordarsi che nn c’è niente di male se a volte c’è bisogno di chiedere aiuto.

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Fatevi fare un pò di pizzicorico da chi vi sta vicino

Sopravvivere a 45 minuti (dico 45 minuti non 1!) di pizzicorino e lotta scatenata con Terence è tanta roba… altro che sorriso… mi ha ridato vita 🙂

Pazzesco.
Fatevi fare un pò di pizzicorino da chi vi sta vicino.
Anzi no. Organizzate proprio una lotta corpo a corpo.
Vi sentirete rinascere.

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Ecco.

Mi sono stufata di essere forte.
Sono solo umana.

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Ah c’era un motivo se mi hanno rimandato a casa!

Ecco perché non mi hanno fatto ricoverare ieri… volevano che domenica andassi a votare! (ma potevo farlo anche dall’ospedale no?).
Accidenti questo PD che potere che c’ha…!!!

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:)

Approfittatene ora, perché quando tornerò in me, non so come sarà!

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La mia positività

Scusate, scusate.
A volte la mia positività viene messa a dura prova.
Datemi qualche ora.
Prometto che mi concentro, respiro e poi trovo la forza di reagire.

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