I retroscena

‘Casanova’ è volato via dopo 18 giorni

Come sto?
Il mio chirurgo preferito (perché professionalissimo e bravissimo) oggi mi ha ridato vita.
E ha aggiunto che ho anche un bel sorriso 😊
‘Casanova’ non sarà con me a Natale… Adieu mon ami’!
Sei stato uno dei pochi a mantenere la parola e non abbandonarmi neanche un secondo in questa avventura…
Bon voyage. ✈

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La paura fa paura a chi hanno insegnato che bisogna avere paura

Dicembre 2012.
Ho cercato di capire cosa allontana e cosa avvicina da me le persone, in questo periodo della mia vita, pieno di colore rosso dalle mille sfumature.
Ecco.
Le risposte che ho trovato non sono molte e soprattutto sono raggruppate in gruppi ben distinti.
Sono riflessioni, soltanto riflessioni.

I chirurghi che ho conosciuto nel mio breve soggiorno invernale presso il rinomato albergo a cinque stelle denominato “Careggi” sono quasi TUTTI UOMINI.
Il chirurgo con cui ho parlato e a cui ho rotto le scatole per fare l’intervento come volevo io (poppe “cadenti”, ma naturali e non poppe sotto il mento senza più naturalezza) è un uomo.
Tutti i vari dottorini del caso che mi incontrano durante le medicazioni sono uomini.
Il chirurgo che si occupa del prelievo del tessuto ovarico è uomo.
Insomma, una vera e propria banda di piselli!!!

Bene, fino a qui niente da dire.
Il punto, sono gli uomini che non si trovano in quel reparto ospedaliero.
O meglio, sono quelli che girano intorno alla mia vita.

A ‘loro’ il colore rosso non piace molto.
Mio fratello non ne può sentir parlare.
Mio cugino sviene sempre appena lo vede.
Mio babbo se potesse non guarderebbe (ma siccome deve, si fa forza e cerca di superare la cosa).
Mio marito non se ne parla.
Gli amici, anche quelli che sembravano più adatti all’occasione, si sono ritirati tutti, pian piano.

Le donne invece, sono fantastiche.
Per loro il rosso è il colore perfetto.
Con loro, si può parlare di tutto TUTTISSIMO.
Anche troppo forse!!!

E qua nasce il problema fondamentale.
Perché gli uomini si allontano?
Perché non affrontano come le donne certe situazioni?
Se la vita dovesse basarsi su come gli uomini affrontano il dolore o la vista del sangue o le operazioni varie a cui le donne si devono per forza di cose sottoporre durante la loro vita (ad esempio il parto) saremmo veramente messi male.
E se le donne dovessero scegliere il loro compagno in base alla resistenza a queste situazioni, sarebbero sicuramente tutte lesbiche!!!
Le donne sceglierebbero le donne, non c’è dubbio!

E invece vogliamo che siano gli uomini a starci vicino, gli esseri meno adatti sulla faccia della terra.
Quando l’uomo cresce, la società lo stimola a essere forte fisicamente e duro sentimentalmente.
E poi scivolano a culo ritto su un pò di sangue versato!!!

Oh santo cielo!
La situazione non è piacevole per una donna che deve affrontare un problema legato al proprio seno e alla chirurgia oncologica.

Ma io sono arrivata a una conclusione.
Gli uomini hanno paura.
E quelli che sono vicini vicini a te, sono quelli che di paura ne hanno più di tutti.
Hanno paura di perderti, ma il fatto stesso di essere uomini li induce a essere forti e non te lo dicono. Quindi:
PAURA + RIGIDITÀ = UOMO COGLIONE E IMBRANATO

Allora.
Se ci fermiamo a questa semplice operazione matematica, potremmo dire basta al genere maschile.
Ma se usciamo dalla realtà dell’ospedale, coloro che ti sono vicini, riprendono tutte le attività della vita e si rivestono di quel ruolo che gli hanno ben insegnato da piccoli.

Mi dispiace, non c’è niente da fare.
Gli uomini sono come l’inglese.
Limitati, ma alla fine necessari.
L’importante è non aspettarsi mai troppo.
Allora si, sicuramente ci stupiranno.

Se devo perdonare, io perdono.
Purché si continui a crescere insieme.

Peace and love.
🙂

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Categorie: Gli uomini e il sangue, I retroscena | 6 commenti

10 giorni dopo l’operazione: ecco la verità.

Oggi sono 10 giorni che mi sono operata e piango ogni sera per il dolore che provo e mi sveglio ogni mattina sentendo che il mio corpo durante la notte ha lavorato bene.
Ma tutto questo non mi basta.
In questo periodo di ‘esposizione in vetrina’ ho conquistato il cuore di molte persone, che mi hanno inviato il loro numero di telefono.
Ragazzi/e, uomini e donne, di svariate età, mi hanno scritto dicendomi di essere affascinati da me e dal mio coraggio.
Io non penso di aver coraggio.
Penso invece di essere una persona semplice, che non si vergogna a raccontare la sua verità e credo di essere emotivamente molto debole.
Ho in sospeso una colazione, un caffè, una gita in svizzera, una visita di bentornato a casa mia, un incontro a Monza.
Ma non mi interessa nessuna di queste persone.
Ho già la normalità fatta persona accanto a me.

Non so chi ci fosse fuori dalla sala operatoria. Ipotizzo.
Ma lascio alla mia mente immaginare che ci fosse un sacco di gente.
Non ho mai chiesto a mia mamma chi fosse li e da quanto tempo.
So di sicuro che lei era li dall’inizio alla fine.
Mi basta.

Ho paura di non riuscire a farcela a uscire da questa situazione.
Soprattutto adesso, dopo l’intervento perché non posso più contare sul mio fisico al 100%.
E non c’è nessuno che può capirmi, nessuno di tutti questi ‘volatili spasimanti’ che possa capirlo.
Loro vedono le mie foto, leggono i miei pensieri dettati dall’assurdità del momento e mi reputano interessante.
Mi scrivono grandi cose.
Mi corteggiano.
Mi sostengono.
A me a piace essere corteggiata, da loro, dai medici in ospedale, dalle donne, da tutti, ma la vera realtà è che a me, in questo momento, non mi interessa nessuno.
Io non mi sentirò mai più come prima.
Non riuscirò più a essere completamente padrona del mio corpo.

Ho chiesto al chirurgo se potrò tornare a nuotare.
La risposta è stata: ‘per ora devi solo stare ferma’.
Ne’ si, ne’ no.
Ne’ si, ne’ no.
Forse, e solo forse.

Non sento niente.
Al seno, al braccio, è tutto insensibile.
Non riesco ad alzare il braccio.
Ogni giorno che passa, si restringe la superficie insensibile e si allarga lo spazio di ‘ciccia’ che riprende pian piano sensibilità.
E mi pizzica. Molto.

Oggi sono riuscita a toccarmi sotto l’ascella, uno dei punti più doloranti che ho.
Ipotizzo che ci possano essere terminazioni nervose, infiammate dall’esportazione del primo linfonodo.
Ma ipotizzo, perché in realtà non so che cavolo succede dentro di me o cosa causa il dolore.

Le persone che vengono a trovarmi, non credo che riescano a capirmi,
Ridono, scherzano, ma non sanno un cazzo di quello che provo.
Io ironizzo.
Quando sono sola mi sento stupida.

Ogni volta che vado a letto prendo un antidolorifico.
E lo prendo anche alle 4:00 quando mi sveglio la notte con la nausea senza riuscire a riaddormentarmi.
E ogni volta che provo dolore ho solo voglia di avere qualcuno accanto, qualcuno che abbia voglia di farmi capire ogni giorno che passa, quali parti del mio corpo hanno riacquistato sensibilità.

E, che soprattutto, mi faccia sentire donna.

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Eppure io ne avrei un immenso bisogno.

No, sinceramente non mi era ancora successo di stare male come stanotte.
Ogni volta che il dolore fisico prevale sul pensiero della mente, vado nel panico.
E da qualche giorno mi succede proprio questo.
Non riesco a distrarre il mio pensiero dalla mia situazione di ‘malata’.
Ci provo con tutta me stessa, ma è tutto così pesante!
Sono le 4:37 e sono sveglia.
Mi sono alzata in piena notte per il mal di stomaco (chissà, forse dovuto alle medicine, oppure al freddo, o al fatto che nella giornata di oggi ho fatto troppe cose), ed ho vomitato da sola, nella solitudine più totale.
Non ho voluto svegliare nessuno, o meglio c’ho provato, ma nessuno si è svegliato.
Perché in queste situazioni, torni un po’ bambino. Non sei più capace di fare le cose da solo.
Hai bisogno di assorbire tutto dalle persone che hai vicino.
E quando dico tutto, è proprio tutto tutto. E mi rendo conto che a volte le persone che mi vogliono bene non ce la fanno. E cerco di farmi forza e non chiedere a loro di più, anche se questo mi fa di nuovo cadere giù.
È un sali scendi.
Io che cerco di uscire da un baratro e loro che mi tendono la mano.
Io che tiro molto forte e loro che spesso non ce la fanno e lasciano andare la mano che mi sorregge, per riposarsi.
Io ricado un po’ in giù e cerco di nuovo di risalire su da sola.

A volte bisogna lasciare andare le persone a cui si vuole bene.
E non possiamo chiedere loro troppo.
Soprattutto se hanno fatto tanto per te, anche solo psicologicamente.

Eppure io ne avrei un immenso bisogno.
Immenso. 🙂
Adesso

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Un pezzo di braccio al giorno toglie il medico di torno

Quando mi sono risvegliata dall’anestesia dell’operazione, non sentivo più una parte del mio corpo.
Il dolore non era locale, esterno come quando ti sbucci un ginocchio, ma era interno, si distendeva lungo i muscoli pettorali in senso orizzontale.

I momenti peggiori sono state le scosse. Che continuano un pochino anche tutt’ora.
Delle fitte lancinanti, che dal torace se ne andavano dirette sotto il braccio per terminare la loro potenza di dolore con un fuoco vivo, pura fiamma, sotto il braccio.

Ecco. La notte soprattutto del terzo e quarto giorno. Forse quinto. Ma ancora adesso anche se in maniera più ovattata.

Il braccio in se è per se non ha niente.
Sta bene. Non sono stata operata sotto il braccio. Ma il tipo di intervento che ho fatto prevede che io stia ferma per un intero mese per evitare che si stacchi la rete di titanio che è stata inserita.

Non riesco ad alzarlo.
Mi aiuto con l’altra mano e riesco a tirarlo un po’ su.
Ma da solo ancora non ce la faccio.

Quello che mi da forza, è che ogni mattina quando mi sveglio mi riapproprio di un piccolo pezzo del mio braccio.
E mi sembra ogni volta di rinascere.
Buonanotte!

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Una magnifica presenza

Tutti noi abbiamo bisogno di una presenza, una magnifica presenza.
Soprattutto nei momenti più difficili della nostra vita.
Soltanto dopo esser diventati forti ci rendiamo conto che non ci serviva a niente dare così tanta importanza a questa presenza.
Bastava soltanto credere in sé stessi.

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